La geografia del racconto… Ben Okri e il realismo magico

Domenica 3 febbraio 2019 ho aspettato emozionata le 18:30. 

La geografia del racconto di “Leggere Controvento” è uno spazio dai contorni morbidi, è il profilo di una corolla libero dalla complessità della tridimensionalità. È più semplicemente un viaggio nel racconto in equilibrio sul filo del mondo e della geografia. 

Ben Okri è nato a Minna nel 1955. Considerato uno dei maggiori scrittori e poeti nigeriani di lingua inglese, ha vinto nel 1991 con La via della fame (The famished road) il Booker Prize per la narrativa fantastica. 

Il realismo magico nella letteratura africana designa nel racconto e attraverso il mito la realtà magica di un’esperienza quasi paranormale. I personaggi protagonisti della storia spesso non hanno un nome ma carattere di forte evocazione onirica che scivola tra l’immaginazione e il sogno.

La natura, la foresta, la terra, lacqua, sono un inesauribile richiamo a spiriti e ombre. E tessono un filo invisibile annodato ai fatti, alle sciagure, ai festeggiamenti o alla morte. 

Tribù, comunità e villaggi o uomini soli ondeggiano rapiti dalla musica delle percussioni. Fruscii, ronzii, profumo di fiori, riti magie e rituali. Trame interrotte di un tessuto fatto di aria, luce, energia e presagio.

È il mondo degli invisibili: è la forma moderna e antica della negritudine vissuta in opposizione alla civiltà bianca capitalista. Un urlo contro il colonialismo, la sopraffazione, il materialismo.

La geografia del racconto: la letteratura africana di Ben Okri

Leggere Ben Okri è come percorrere un sentiero a piedi scalzi. È ritrovarsi davanti a un ponte da attraversare e aver paura di precipitare nel vuoto. È incontrare delicate creature alate che insegnano l’arte e il valore  della trascendenza e dell’amore universale. È perdersi nella foresta buia dove l’anima ferocemente offesa si trasforma in maligno e terrificante mostro, una voragine scura divoratrice che annienta. È il dolce e l’amaro, il veleno e l’antidoto. È il desiderio di rinascere alla vita liberi dalle catene che la cultura colonialista ha stretto ai polsi e al cuore di chi paziente ancora oggi sogna di sorseggiare la pace e il tempo infinito di un rosso tramonto africano.  

La geografia (dal latino geographia, a sua volta dal greco antico: γῆ, «terra» e γραφία, «descrizione, scrittura») è la scienza che ha per oggetto lo studio, la descrizione e la rappresentazione della Terra nella configurazione della sua superficie e nella estensione e distribuzione dei fenomeni fisici, biologici, umaniche la interessano e che, interagendo tra loro, ne modificano continuamente l’aspetto. Una definizione decisamente “prolissa”, diceva acclamante con un simpatico intercalare ripetuto e ossessivo l’insegnante di italiano di scuola media di mio figlio Victor 
La geografia del racconto è interessante perché la terra, dal greco antico γῆ, gira. E se gira noi dondoliamo e se dondoliamo vuol dire che qualcuno ci culla e se qualcuno ci fa dondolare perché ci sta cullando siamo molto amati e fortunati su questa terra. 
La γραφία, cioè scrittura, descrizione, è il nostro vivere, il respiro. Siamo la descrizione vivente del pianeta terra.

A parte gli scherzi. 
Il mio è un gioco per non studiare mai soli; piuttosto nasce per amare la conoscenza in compagnia. 
Così, con la nostra amica Mariella, insegnante di lingue e grande appassionata di letteratura africana e di realismo magico è nata l’idea di pensare e dare vita a una serata informale su Ben Okri e sul realismo magico.

Mariella Niglio oltre che insegnante, pensate è relatrice in corsi di aggiornamento per docenti operanti nelle scuole.
Però…
Le sue molteplici passioni la vedono  gaiamente impegnata come attrice passionale e rosseggiante.
Rosseggiante come un tramonto africano.
Le vengono riconosciuti meriti e talento e ce ne siamo accorti.
Domenica insieme siamo stati bene. Lei non ha mangiato né bevuto. Noi sì. 
È stata una serata interessante, gioiosa e ricca di emozioni. 

Mimmo Cardinale della birreria Malto e Luppolo che ci ha accolto e ospitato, ha dato il via alla serata accompagnandoci in un’altalena olfattiva e  con una degustazione stuzzicante. L’atmosfera già amichevole e piena di sorrisi si è sciolta subito.

Poi Mariella Niglio ha letto in inglese e tradotto in italiano il più famoso dei romanzi di Ben Okri: The famished road.  Abbiamo parlato dell’invisibilità. Pratica non prevista nel paese dei visibili di Io sono invisibile altro romanzo di Ben  Okri e del mondo magico della letteratura africana. 

Letture, giochi, sguardi, colla, pennelli e folletti che incollano al contrario… finisce sempre che non si vuole finire.
Perché

“L’unità di tutte le scienze è trovata nella geografia. Il significato della geografia è che essa presenta la terra come la sede duratura delle occupazioni dell’uomo”.

Come dice John Dewey

“Mentre tra prosa e poesia non c’è una differenza esattamente definibile, tra prosaico e poetico c’è un abisso in quanto termini estremi limitativi di tendenze dell’esperienza. Uno di essi realizza il potere delle parole di esprimere ciò che esiste in cielo, in terra e sotto i mari per mezzo dell’estensione; l’altro per mezzo dell’intensità”.

È sempre John Dewey

Mi piace tanto questo Dewey:

“Le classificazioni rigide sono inette (se sono prese sul serio) perché distraggono l’attenzione da quello che è esteticamente fondamentale: il carattere, qualitativamente unico e integrale, dell’esperienza di un prodotto artistico”.

Anche questo è John Dewey

Al prossimo appuntamento della Geografia del racconto.
Rosanna Marazia

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...