La febbricola che fa sussultare lo scheletro

  • È singolare come restare a casa per aver preso l’influenza possa far venire voglia di scrivere e raccontare.

Il ritmo cambia e pure come un martello pneumatico la testa rimanda colpi sonorizzati dalle orecchie al cervello ma ci sono cose che prendono una forma interessante, quasi aggraziata.

Quando le ore del giorno e quelle della sera le guardi perché sono equamente distribuite senza lasciare il minimo spazio tra il lavoro e lo studio, e riprendono poi sempre uguali scavalcando il breve spartitraffico notturno del sonno, accade qualcosa di strano e misterioso.

Ci si comprime come bombolette sotto la pressione di un gas con la struttura elettronica chiusa, un gas nobile, inerte.
Ma di chimico c’è ben poco da raccontare se, in questo sostare, sentire, stare sospesi e sognanti, tornano alla mente le figure retoriche appena studiate nella cantica dantesca, un allitterare spontaneo fiorisce e ‘spande’ profumo.


Il tavolino c’è, lo vedo insieme a Parmenide. Lo sovrasta una torre di libri penne e quaderni mentre dall’alto della torre mi giunge, assalita da un rumore di ferraglia, la voce di Arcite e Palamone che si innamorano della stessa donna, Emilia… They were taken prisoner and locked in a dark tower. Both fell in love with Emily, Hippolyta’s sister, and they fought…
Chi avrebbe mai immaginato di conoscere i racconti di Canterbury di Chaucer Geoffrey e soprattutto di fare così tanta fatica per imparare a leggerli e provare a comprenderli in lingua originale.

Eppure la febbricola che fa sussultare lo scheletro allertando il sistema immunitario di un corpo comune a tanti altri, suggerisce sempre qualcosa, fa riaffiorare sul filo della mente questa e altre stepitose avventure che vivono rinchiuse nel libri come i tesori preziosi di un forziere in bella vista. Biblioteche, librerie, storie di treni che viaggiano con i libri e libri nei parchi e sulle panchine, dentro colorate cassette riverniciate.

Serve però l’atto di prenderli in mano e aprirli e un attimo dopo dimenticare il posto dove stai per viaggiare davvero come i tanti famosi personaggi delle fiabe più belle.


Cosa c’è di più bello di studiare, imparare, conoscere?
Socrate non si accontentava di dare una definizione a una cosa, piuttosto invitava a cercarne il valore, l’essenza. La bellezza cos’è? Come ci insegna Socrate il dialogo non rivela il sapere, piuttosto ci mostra l’inconsistenza dello stesso sapere. Allora dobbiamo cercare in noi stessi attraverso un’esperienza che è viaggio incessante e che potrebbe chiamarsi verità interiore, siamo vicini al divino, un valore universale.

Quanto scrivo nasce da una piccola febbre, naso costipato, mal di testa. Nasce dalla necessità di stare qui ferma a casa e aspettare di guarire mentre tutto continua, non cessa. Anzi rotola, corre, prosegue con orari, tappe, mappe, compiti, appuntamenti. Io mi stanco, sono lenta e cammino con l’affanno per stare dietro a questo mondo che premia le sincronie. Tutto subito e in tempo e io sono sempre in ritardo. Puntuale ma abbracciata da un intimo e affettuoso ritardo.

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