Presentazione con L’Amletico

Nei racconti di Daniela, c’è la realtà,
il racconto, il sogno, un tracciato di memoria e anche tanta immaginazione.

Claudio Sagliocco. Oggi parliamo di letteratura, parliamo di libri e lo facciamo con un’autrice molto interessante, Daniela Grassi, pubblicato da Leggere Controvento.
È un libro che ho trovato davvero prezioso a cominciare dalla veste grafica e dalla sua mole così leggera e leggiadra.
Come diceva paolo De Benedetti, un libro merita attenzione solo se cadendo su un piede non ti fa male.
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Daniela Grassi. La memoria non è mai una cosa legata alla nostalgia fine a se stessa. La memoria è una grandissima miniera a cui dobbiamo attingere, ma che poi dobbiamo restituire per andare incontro agli altri e farne dono. E questo libro me lo sta confermando perché le persone che lo leggono si identificano ora con una storia ora con un’altra e vedo che ha toccato tante memorie che entrano in risonanza man mano che il libro esce dal suo guscio.
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Rosanna Marazia. Noi siamo una piccola realtà incipriata di immaginazione, nata nel 2016 per passione per questa grande voglia di entrare nelle parole e perdercisi dentro.
Leggere è un piacere solitario ma che va raccontato. E con l’associazione ho organizzato tanti gruppi di lettura dove la vicinanza dei corpi faceva accadere cose magiche.
Il libro di Daniela rispecchia esattamente il nostro genere, dove c’è la realtà, il racconto, il sogno, un tracciato di memoria e anche tanta immaginazione e il talento di una penna molto bella qual è quella di Daniela
Vera Gheno. Il libro di Daniela ha solleticato una cosa che mi sono sempre sentita dentro, fin da quando ero ragazzina, che è una relazione forse più intensa della media con le parole. Il modo in cui è scritto questo libro mi sono sono ritrovata moltissimo perché percorre quel sentiero molto sottile tra una storia che descrive cose assolutamente normale e poi c’è sempre quello sprazzo di magia.
Il racconto di cui mi sono innamorata è Librorum cupiditas.
Narra la storia di una ragazzina che non è semplicemente una che ama i libri o ne legge tanti, ma a un certo punto scopre di avere quella che per i grandi è una malattia, appunto la cupidigia del libro. Come sempre quando c’è una persona che è molto appassionata di qualcosa da fuori viene giudicata matta, e invece ovviamente non è una malattia ma è un dono enorme.
L’odore del libro antico è inebriante ed è unico. Se ci fosse il profumo di libro antico me lo metterei addosso.

Per rivedere la presentazione (l’intervento di Vera Gheno è al minuto 5:20)

Fulvia Degl’Innocenti. Questo libro è sicuramente un esercizio di fine scrittura e di capacità di costruire una forma narrativa che non è facile, che è quella del racconto. Che è autoconlusivo e in uno spazio breve deve entrare in profondità e lasciare un finale appagante. In questi otto racconti ho trovato proprio questo.
C’è un racconto che sembra descrivere la mia infanzia ed è Della perfezione. C’è una bambina che ha la madre che è sarta e che lavora in casa ed è esattamente quello che è accaduto a me. Mia madre era proprio una sarta in casa e nel racconto ho ritrovato tutti gli elementi della mia infanzia, compreso l’avvicendassi dei tipi umani che dalla sarta si confidano.
Non necessariamente un libro che parla di bambini è un libro per bambini. E questo ovviamente non lo è perché usa un linguaggio molto ricercato e ama trovare le giuste parole e poi mette in scena una profondità di sentimenti.
Ho proprio provato il gusto della lettura anche aldilà delle storie.

Per rivedere la presentazione (l’intervento di Fulvia Degl’Innocenti è al minuto 15:30)
Genoveffa Capuzzi. È un libro lieve che mi ha decisamente colpita. Vorrei perciò leggere alcuni brani tratti dal libro. Questo è tratto dal racconto Della perfezione.
“Tuttavia un giorno venne un’anziana signora che non rivedevo da tempo. Ogni volta che la incontravo, il suo sorriso e i suoi occhi chiari ancora lucenti e pieni d’entusiasmo, mi facevano pensare a quanto doveva essere stata bella da giovane e a quanti cuori doveva aver fatto sussultare. Purtroppo però, adesso s’era incurvata per non so quale malattia delle ossa, come i girasoli quando sono troppo carichi di semi e non ce la fanno più ad alzare il capo, e sempre più s’incurvava e quel giorno rimasi stupita nel vederla così piegata sul suo elegante bastone da dover alzare il volto, pur sempre risplendente, per rivolgersi a me e a mia madre.
La prova fu lunga e faticosa…”

Per rivedere la presentazione (l’intervento di Genoveffa Capuzzi
è al minuto 30)

Veronica Mecchia. Tutta la lettura di questo libro è stata per me un vero regalo. Ho deciso di leggere un racconto ogni giorno per godermi più a lungo possibile questa lettura. Ogni mattina ero veramente felice di svegliarmi, di fare la mia colazione e di dedicarmi alla lettura del nuovo racconto. Ero sempre di più curiosa di sapere quale bambina avrei incontrato quel giorno, quale bambina mi avrebbe trasportato nel suo mondo. Perché il dono che Daniela ha è la grande capacità espressa bene in questo libro di trasportarci in un’altra dimensione, ma che è una dimensione che in fondo conosciamo tutti e che forse avevamo dimenticato. E la mia bambina era felicissima ogni mattina di giocare, di ritrovarsi, di chiacchierare con le bambine di Daniela.

Per rivedere la presentazione (l’intervento di Veronica Mecchia è al minuto 59)