20 settembre

“Più o meno 10 pagine al giorno”

Elogio dell’ignoranza e dell’ errore di Gianrico Carofiglio

Parco archeologico del Colosseo, Foro Romano

In molte arti marziali orientali, come il judo, jujutsu, aikido, il sumo e in diversi sport da combattimento occidentali come la lotta libera, la lotta greco-romana il sambo la prima cosa che viene insegnata agli allievi è la tecnica delle cadute l’idea di fondo e che cadere sarà inevitabile e frequente e dunque è indispensabile imparare a farlo bene, con grazia, rialzandosi velocemente.

La tecnica corretta delle cadute, infatti, implica una sequenza in cui, senza soluzione di continuità, si passa dallo squilibrio alla caduta vera e propria e fino a un movimento di ritorno alla posizione eretta, pronti a continuare a combatter.

Imparare a cadere correttamente riduce il rischio di farsi male durante l’allenamento, in gara, nel corso di un’aggressione e migliora la consapevolezza corporea.

Imparare a cadere rialzandosi sviluppa la determinazione e la capacità di affrontare le difficoltà. L’enfasi delle arti marziali sulle cadute insegna però qualcosa di più profondo e complesso che non riguarda solo la sfera del combattimento corpo corpo.

Più si ha paura di cadere, più ci si impegna a evitare di cadere più si diventa vulnerabili. È un concetto che si può trasferire in modo lineare al tema del nostro rapporto con errori e cosiddetti fallimenti. Più si ha paura di fallire, più ci si impegna a evitare di fallire, più si diventa vulnerabili in ogni campo. Il concetto di equilibrio nella sua accezione materiale e metaforica è centrale in questa riflessione.

Si racconta che una volta un allievo chiese a Morihei Ueshiba, leggendario fondatore dell’aikido, come facesse a non perdere mai l’equilibrio. Il maestro, quasi stupito, rispose che non era vero, perdeva l’equilibrio continuamente, come tutti. Era solo velocissimo a recuperarlo. Insomma, la vita è segnata dalla nostra incomprensione dei concetti di equilibrio e squilibrio, inevitabilmente costellata di cadute sia letterali che figurate. Esse hanno a che fare con l’essenza stessa del nostro stare al mondo, tuttavia possiamo imparare a cadere bene e, ogni volta che sia possibile, a trarre profitto, anche divertimento, addirittura gioia dallo squilibrio. Cadere con grazia e consapevolezza richiede umiltà e intelligenza della vita, ma può riservare sorprese e conseguenze felicemente paradossali.

Come nella leggenda di Anteo, il mitico gigante figlio di Gea, divinità greca della Terra Madre. Ogni volta che, durante un combattimento, Anteo veniva gettato a terra, il contatto con sua madre, la terra gli restituiva forza e rigore, rendendolo a ogni caduta più potente e capace di combattere. Pochi miti hanno un significato metaforico così evocativo e così chiaro. Il contatto con la terra, simbolo di radici, realtà e umiltà è ciò che ci restituisce l’energia. Gli errori fallimenti, le cadute ci riconnettono con la nostra essenza, ci fanno più consapevoli dei nostri limiti, ma anche delle nostre potenzialità e ci preparano a nuove sfide. Rimanendo sempre nel territorio delle metafore, uguale forze evocativa ha un celebre passo di Bruce Lee, attore entrato nella leggenda anche per la sua misteriosa morte durante le riprese di un film, esperto di arti marziali, pensatore decisamente non convenzionale. Bruce Lee suggeriva di assumere l’attitudine dell’acqua, di essere privi di forma come l’acqua. Se metti l’acqua in una bottiglia essa diventa bottiglia se la metti in una teiera e essa diventa teiera, ma a seconda dei casi può scorrere, schiantare filtrare o dilagare. L’immagine dell’acqua che filtra che si insinua attraverso le fessure evoca un senso di resilienza, pazienza, adattabilità e armonia con l’ambiente circostante, sia sia esso fisico o morale. Essere come l’acqua significa mantenere una mente aperta e flessibile, abbracciare il cambiamento e fluire con esso, trovando, con il metodo del procedere per tentativi e correzioni, modi creativi per superare ostacoli, sbagli e fallimenti. Ciò vale per tutti gli ambiti dell’agire umano, inclusi quelli legati alla ricerca e alla conoscenza, all’etica, alla democrazia.

Come l’acqua che scorre attraverso varchi e fessure, fermandosi, deviando e rifluendo per ritrovare la strada migliore spesso del tutto inattesa, così anche i ricercatori devono essere disponibili a esplorare molteplici approcci e a fallire ripetutamente lungo il percorso.

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