“Più o meno 10 pagine al giorno”
La scoperta dell’ Olanda di Jan Brokken

Siamo arrivati all’ultimo appuntamento di lettura del libro e osservo il particolare dell’immagine di copertina. Una diffusa luce giallo-arancio e tre uomini che guardano il mare di Volendam. Sullo sfondo due imbarcazioni a vela, probabilmente sono botter, le tipiche barche da pesca tradizionali olandesi a fondo piatto e perfette per lo Zuiderzee, il mare poco profondo che insieme al cielo sono protagonisti assoluti di una luce speciale. Leggere per me è esplorare, conoscere fino a immaginare di essere protagonista di quei luoghi con un sentimento misto di coscienza e incoscienza, di libertà e di stupore.
«È il 2023, è di nuovo maggio e faccio un ultimo giro dei luoghi che ho imparato a conoscere grazie ai pittori, che ho visto attraverso i loro occhi, o che ho incominciato a vedere in modo diverso. Ogni cosa diventa straordinaria, se viene rappresentata in modo straordinario: gli artisti cambiano il tuo modo di guardare. A poco a poco sono arrivato a sentire la mancanza delle cuffie a punta per le strade di Volendam, dei muissie di pelliccia nera, o di un krawats, la sciarpa nera che gli uomini indossano estate e inverno, contro il vento sempre freddo.
Dopo centinaia di dipinti e acquerelli, a convincermi a tornare è stato un libro fotografico, Between the Sea & the Sky del fotografo anglo-olandese Jimmy Nelson, pubblicato nell’autunno del 2022.
Jimmy che vive ad Amsterdam da circa vent’anni, ha cercato come me di restare vicino a casa durante la pandemia di coronavirus; ha attraversato il paese in bicicletta e ha ritratto venti comunità in abiti tradizionali in foto così glamour che potrebbero tranquillamente finire sulla copertina di Vogue. Jimmy Nelson ha girato tutto il mondo per fotografare le popolazioni indigene a rischio di estinzione, e quando ha dovuto interrompere temporaneamente i suoi viaggi almeno quelli lunghi e impegnativi, che comportavano l’uso di aerei e fuoristrada o canoe attraverso rapide pericolose – ha percorso in bicicletta il tratto da Axel a Hindeloopen per realizzare Between the Sea & the Sky, un incredibile documento del nostro tempo.

Nelson non è stato il primo fotografo a includere Volendam nel suo itinerario. Prima di lui c’era stato Émile Frechon, che in Francia chiamavano «il Millet della fotografia», perché come Millet cercava i suoi soggetti nelle zone rurali, lontano dalle città. Fece lunghi viaggi in Algeria, Tunisia e Palestina, e nel 1905 realizzò alcuni ritratti a Volendam. I pescatori non erano poi così diversi dai nomadi che aveva fotografato nel deserto, e la ragazza berbera era un po’ come Hille Butter, che ha ritratto quando lei aveva quattordici anni. Sta in piedi vicino alla finestra e tiene il lavoro a maglia in mano, ma non può fare a meno di guardare fuori sopra la tenda. Già allora cercava sulla diga stranieri diversi dagli altri.

Anche per Jimmy Nelson c’è una modella particolare. Si chiama Tess e viene da Marken; Nelson la fotografa sullo sfondo del faro, popolarmente chiamato «il Cavallo di Marken», che, se si è giovani, si può vedere a occhio nudo dalla diga vicino a Volendam, altrimenti con un binocolo. Alla presentazione del libro fotografico, Tess, che è laureata in antropologia, ha dichiarato che in costume tradizionale si sente diversa: si sente parte della storia e della cultura di Marken. È la stessa cosa che ha detto Annie in de Betouw, l’ultima donna che ancora oggi a Volendam indossa quotidianamente il costume tradizionale. L’unica volta che si è messa un vestito normale si è sentita osservata da tutti, come se fosse una straniera. In costume, ha detto, «sono quella che sono». Ma questo, i pittori di Volendam l’avevano già capito ottanta, novanta, cento anni fa».

