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La scoperta dell’ Olanda di Jan Brokken

«Prima di iniziare la sua formazione come pittore, George Hitchcock aveva studiato legge alle università di Brown e Harvard e per qualche tempo era stato avvocato a Chicago. Non era la sua vocazione. Senza una missione interiore di qualche genere, secondo lui, non si poteva avere successo in nessuna professione. Aveva ventinove anni quando decise di farsi crescere capelli e baffi e di diventare pittore. Era il 1879. Un basco nero completava il suo abbigliamento. La sua formazione doveva essere europea: in quegli anni, era quello il percorso per gli americani ambiziosi. Frequentò l’Académie Julian a Parigi, l’Accademia d’Arte di Düsseldorf e nel 1880 fu allievo di Hendrik Willem Mesdag all’Aia.
[…] Fu la luce a trattenerlo nei Paesi Bassi. «L’Olanda è il paese più armonioso di tutti, sia al sole che all’ombra», scrisse Hitchcock in un articolo per lo Scribner’s Magazine. «È sempre un quadro. Anche sotto la luce intensa del sole non perde le sue proprietà opaline, né viene intaccata la sua eterna armonia. Il vento del nord porta con sé, estate e inverno, un cielo del turchese più puro, di un azzurro così chiaro e dolce che nessun altro paese è in grado di evocare.
[…]Un anno dopo la visita dell’imperatrice austriaca, Hitchcock ricevette una menzione d’onore al Salon di Parigi con il suo dipinto La Culture des Tulipes – una donna in un campo di tulipani rosa, bianchi e gialli. Una donna enigmatica, misteriosa quanto Sisi, nasconde il viso dietro un velo bianco. L’opera lo rese immediatamente noto come il pittore americano più talentuoso in Europa. I suoi lavori attirarono l’attenzione dei capitani d’industria e, poco dopo, della ricca borghesia delle città americane. La rivoluzione industriale generò immense fortune; i vari Rockefeller, Carnegie, Vanderbilt, Schermerhorn Astor, Payne Whitney si stabilirono a New York, Newport, Boston, in palazzi di città le cui pareti andavano coperte d’arte. Preferibilmente arte olandese, o che ricordasse l’Olanda.
[…] Hitchcock ebbe un’idea ancora migliore: nel 1890 fondò una scuola estiva per pittori nella tenuta di Schuylenburg a Egmond aan den Hoef. The Art Summer School attirava giovani pittori da tutto il mondo; nell’anno di maggior successo, il 1897, si iscrissero settantadue studenti. Spesso combinavano il loro soggiorno estivo a Egmond, per il quale dovevano pagare una somma considerevole, con alcune settimane all’Hotel Spaander.
[…] Lo stesso valeva per Gari Melchers, che giunse a Egmond nel 1884 e divenne, insieme a Hitchcock, la figura di punta della Scuola di Egmond, come era stata ribattezzata la Art Summer School. Melchers prese in affitto un atelier presso lo Spaander nell’estate del 1889 e non riuscì più a stare lontano dai Paesi Bassi per molto tempo, anche se mantenne il suo atelier a Parigi e insegnò per alcuni anni alla Kunsthochschule di Weimar. In totale tornò nei Paesi Bassi almeno una ventina di volte, perché nel suo paese d’origine la mania dell’Olanda continuò dal 1880 fino allo scoppio della Prima guerra mondiale. Non è quindi un caso che Gari Melchers, il più olandese tra gli artisti americani, nel 1896 ricevette l’incarico di dipingere delle pitture murali per la Library of Congress, e che otto anni dopo fu scelto per dipingere il ritratto di Theodore Roosevelt, il ventiseiesimo presidente degli Stati Uniti. Per quest’opera ricevette 2.500 dollari, che oggi equivarrebbero a 64.000 dollari.
Chiunque avesse seguito la mania dell’Olanda si era assicurato un futuro di successo. Uno dei dipinti di Gari Melchers, una scena dolce, una melodia struggente, mi commuove come un ricordo. Mi viene un nodo alla gola ogni volta che guardo la riproduzione a tutta pagina inclusa in Dutch Utopia, il catalogo che accompagnava l’omonima mostra al museo Singer di Laren e in tre stati americani, Georgia, Ohio e Michigan, nel 2010. È un dipinto incantevole, quasi troppo bello per essere vero, eppure evoca in me un pomeriggio d’inverno che è reale quanto lo stridio delle lame dei pattini sul ghiaccio leggermente irregolare. Con Pattinatori, Melchers voleva confutare l’accusa di raffigurare nei suoi dipinti olandesi solo contadini rozzi e ignoranti. Per la coppia di innamorati che scivola elegantemente attraverso il paesaggio innevato scelse i suoi modelli abituali, Anna e Arie Zoon. Per rendere il tutto ancora più raffinato, adornò Anna con una mantellina viola e magenta: una cappa, un mantello. Anna e Arie non stanno ancora volteggiando, il loro amore è appena sbocciato e pattinano davanti a noi lentamente, con esitazione.

[…] Pattinatori venne acquistato nel 1901 dalla Pennsylvania Academy of the Fine Arts di Philadelphia, come esempio di impressionismo europeo. Nel 1978 l’Academy prestò il dipinto alla Casa Bianca, dove venne appeso fuori dallo studio ovale. Senza dubbio per evitare che il presidente degli Stati Uniti – nel 1978, Jimmy Carter – passasse tutto il tempo a fissare quella scena di profonda pace e lasciasse che gli affari del paese andassero avanti da soli. Non sono riuscito a scoprire per quanto tempo il dipinto sia rimasto alla Casa Bianca. Presumibilmente per un bel po’ di tempo, fino a quando, immagino, Donald Trump l’avrà restituito al prestatore – non mi sembra qualcosa di adatto a lui».

