“Più o meno 10 pagine al giorno”
Diario Russo di John Steinbeck

Questo libro mi è piaciuto molto, mi ha fatto pensare senza sorridere. Però mi ha fatto anche sorridere quando Robert Capa e John Steinbeck si presentano, l’uno con gli occhi dell’altro.
«Fu qui che scoprii un lato odioso nella natura di Capa, e ritengo semplicemente doveroso dirlo, nel caso qualche giovane donna dovesse mai prestare orecchio a una sua proposta di matrimonio. Nella stanza da bagno è un ingordo che prende tutto per sè, ed è un ingordo piuttosto strano. Il suo metodo funziona così: si leva dal letto, scompare nel bagno e riempie d’ acqua la vasca. Si distende poi nella vasca e legge finchè non gli viene sonno, dopo di che si addormenta. Tutto ciò può durare ogni mattina due o tre ore, e si capisce facilmente come la stanza da bagno possa restare neutralizzata per più seri scopi dalla sua presenza in quel posto. Offro questa informazione su Robert Capa come un pubblico servigio. Con due stanze da bagno, Capa sarebbe un compagno delizioso, intelligente e gradevolissimo. Con una sola stanza da bagno è un vero…
“Capa di mattina si sveglia lentamente e dolcemente, come una farfalla che esca dalla crisalide. Per quasi un’ora dopo essersi svegliato sta seduto sul letto con faccia attonita, né sveglio né addormentato. La mia preoccupazione era quella di impedirgli di prendere un libro o un giornale quando andava in bagno, altrimenti ci sarebbe rimasto senza dubbio almeno un’ora.
Cominciai a preparare per lui, ogni mattina, tre difficili domande, di sociologia, di storia, di filosofia o di biologia, che dovevano scuotergli la mente e fargli capire che il giorno era arrivato.
Il primo giorno del mio esperimento gli feci le seguenti domande: Quale tragico greco prese parte alla battaglia di Salamina? Quante zampe ha un insetto? E, infine, qual è il nome del papa che aveva raccolto e ordinato i canti gregoriani? Capa balzò dal letto con un’espressione di dolore sul viso e sedette per un istante davanti alla finestra: poi si precipitò in bagno con una copia di un giornale russo che non era in grado di leggere. Per un’ora e mezzo non si fece più vedere.
[…]
Non sono per niente contento. Dieci anni fa, quando cominciai a guadagnarmi la vita vendendo fotografie di gente bombardata dagli aeroplani con la svastica, vidi alcuni piccoli aeroplani con la stella rossa abbattere quelli con la svastica. Accadde a Madrid, durante la guerra civile, e la cosa mi rese molto felice. Decisi che desideravo vedere e conoscere il luogo da dove provenivano questi aeroplani e questi piloti. Desideravo visitare e fotografare l’Unione Sovietica. Volli tentare l’esperimento. Allora feci la mia prima richiesta. Durante questi ultimi dieci anni, però, i miei amici russi furono spesso irritanti e impossibili, ma quando la situazione divenne seria, finirono dalla mia parte. E allora feci molte altre richieste. Non ebbi alcuna risposta.
L’estate scorsa i russi finirono col diventare particolarmente invisi da questa parte e c’era il rischio che si cominciasse a sparare. Dischi volanti e bombe atomiche sono davvero poco fotogenici, così decisi di fare l’ultima richiesta prima che fosse troppo tardi. Questa volta trovai un certo appoggio da parte di un uomo di grande fama, e abbastanza comprensivo per quanto riguardava i miei desideri. Il suo nome è John Steinbeck, e il suo modo di propiziare il nostro viaggio è stato davvero originale. Per prima cosa tentò di fare capire ai russi che era un grande errore ritenere lui un pilastro del proletariato mondiale, in quanto avrebbe potuto essere meglio definito come un tipico rappresentante del decadimento dell’Occidente, un decadimento profondo quanto le acque sulla costa della California. Inoltre disse di avere intenzione di scrivere solo la verità, e quando gli chiesero gentilmente che cosa fosse la verità, rispose:
“Non lo so.”
I giorni non passano mai, e le mattinate cominciano con il primo Steinbeck. Quando mi sveglio apro piano piano gli occhi e lo vedo seduto davanti al tavolo. Il suo grande quaderno di appunti è aperto e lui finge di lavorare. In realtà, sta solo aspettando e sorveglia i miei movimenti: è terribilmente affamato. Ma lo Steinbeck diurno è un uomo molto timido, assolutamente incapace di alzare il telefono e di fare il minimo tentativo per articolare una conversazione con le cameriere russe. Così mi alzo, prendo il telefono e ordino la colazione in inglese, francese e russo. Questo lo tira su di morale e lo rende più spigliato. Assume l’espressione di un filosofo di villaggio e dice:
“Ho alcune domande per te questa mattina.”
Naturalmente ha passato le tre ore di fame pensando alle cose più disparate, dalle abitudini a tavola degli antichi greci alla vita sessuale dei pesci. Io mi comporto da buon americano: anche se potrei rispondere a queste domande in modo semplice e chiaro, esigo l’osservanza dei miei diritti civili, rifiuto di rispondere e passo le questioni alla corte suprema. Lui non si dà facilmente per vinto. Comincia a vantarsi della sua cultura universale, cerca di provocarmi tirando in ballo l’istruzione, e mi tocca andare in esilio. Mi rifugio nel bagno, luogo che detesto. Sono costretto a rimanere nella vasca da bagno rivestita di carta vetrata e riempita d’acqua fredda finché non arriva la colazione. A volte bisogna aspettare molto. Dopo colazione ho bisogno di aiuto. Arriva Chmarskij. Non ci sono fasi diverse per quanto riguarda la sua personalità, una fase del mattino e una fase della sera: è sempre perfido.»


