“Più o meno 10 pagine al giorno”
Diario russo di John Steinbeck

«Appoggiata a una parete c’era una vecchia macchina per cucire Singer, coperta da un telo, e contro un’altra parete uno stretto letto con una coperta bianca. Nel centro della stanza, una lunga tavola con panche su ogni lato. In casa faceva molto caldo. Le finestre erano chiuse e noi decidemmo che se avessimo potuto farlo, senza parere scortesi, avremmo dormito nel granaio. Le notti infatti erano fresche e deliziose all’aperto, mentre in casa si soffocava. Andammo nel cortile a lavarci mentre veniva preparata la cena.

Mamuska è una cuoca famosa in tutto il villaggio ed è veramente brava. I suoi pranzi risultarono indimenticabili. Quella sera la cena cominciò con bicchieri di vodka, sottaceti, pane nero casalingo e minestra ucraina, che Mamuska cucinava benissimo. C’era un grande cesto di pomodori, di cipolle e di cetrioli; c’erano focacce ripiene di ciliegie fermentate e spalmate di miele, un delizioso piatto nazionale. Latte fresco, tè e ancora vodka. Mangiammo veramente molto. Mangiammo le focacce con le ciliegie e il miele finché per poco gli occhi non ci uscirono dalle orbite. Iniziava a fare buio, e pensavamo fosse l’ultimo pasto della giornata.
Di sera attraversammo il villaggio e ci recammo al circolo. Mentre costeggiavamo il laghetto, scorgemmo una barca dalla quale proveniva una musica curiosa. Gli strumenti erano una balalaika, un piccolo tamburo, un cembalo e una concertina. I suonatori attraversarono il laghetto e approdarono di fronte al circolo. Il circolo era un edificio piuttosto grande. Aveva un piccolo palco di fronte al quale erano disposti tavoli con scacchiere per dama e scacchi, e infine una pista da ballo e lunghe file di panche per gli spettatori. Quando entrammo c’era poca gente, solo alcuni giocatori di scacchi. Ci dissero che i giovani, quando tornano dai campi mangiano, riposano per un’ora e magari dormono anche un po’, prima di venire al circolo. Il palcoscenico quella sera era pronto per una piccola rappresentazione. C’erano grandi vasi di fiori sul tavolo, due sedie e, sullo sfondo, una grande ritratto del presidente della Repubblica ucraina. L’orchestrina entrò, tirò fuori gli strumenti e cominciò a suonare. A mano a mano arrivarono i giovani: robuste ragazze dal viso pulito e splendente, e pochi ragazzi.

Le ragazze danzavano tra di loro e indossavano grandi abiti stampati e fazzoletti di seta colorata o di lana. Tutte erano a piedi nudi e danzavano con foga. La musica andava accelerando il ritmo, scandito dal tamburo e dal cembalo, mentre i piedi nudi battevano il pavimento. I giovanotti stavano intorno e guardavano. Chiedemmo a una ragazza perché non danzasse con i giovanotti. Ci disse: ” Sono tutti celibi, ma ce ne sono pochi da quando è finita la guerra, che una ragazza si mette nei pasticci se danza con loro. Inoltre sono molto timidi.” Rise e continuò a ballare.
Gli uomini in età di matrimonio erano veramente pochi. I ragazzini erano numerosi, ma gli uomini che avrebbero dovuto ballare con le ragazze erano morti.
L’energia di queste giovani donne era incredibile. Per tutta la giornata, fin dall’alba, avevano lavorato nei campi e, dopo una sola ora di sonno, erano pronte a ballare per tutta la notte. Gli uomini giocavano a scacchi e non si curavano minimamente del baccano che li circondava.”

[…] La nostra visita a Kiev era ormai al termine e ci preparavamo per tornare a Mosca. La gente qui era stata davvero ospitale, generosa e molto simpatica, cosa che avevamo apprezzato moltissimo. Gente intelligente, allegra, con un vivo senso dell’umorismo e grande energia. Tra le rovine della loro città costruivano senza sosta nuove case, nuove fabbriche, nuove macchine e una nuova vita. Cento volte ci dissero: “Tornate tra qualche anno, vedrete quello che avremo fatto.”»

