di John Steinbeck
Più o meno 10 pagine al giorno

Da quasi un anno ogni mese ci regaliamo la lettura di un libro che giorno dopo giorno introduce noi, semplici lettori, in territori e atmosfere nuove.
Questa volta ho scelto un diario accompagnato da fotografie che raccontano la vita delle persone, degli abitanti della Russia, dell’Ucraina, della Georgia nel secondo dopoguerra.

La guerra ha segnato tutti e, in questo clima di insoddisfazioni sia personali che professionali, uno scrittore giornalista americano (John Steinbeck) e un fotografo ungherese (Robert Capa, fondatore della agenzia fotografica Magnum) partono alla volta della Russia di Stalin, chiusa e sospettosa verso il mondo occidentale, che non è meno dubbioso e diffidente nei confronti della gente e dei luoghi in cui ha avuto origine il comunismo.


I due ecclettici, sensibili e ironici professionisti scopriranno per poi raccontare quello che i media ignorano: la vita quotidiana dei russi. La modernità non può garantire la costante ricerca dei valori morali e da questa riflessione scaturiranno centinaia di annotazioni e appunti.
Un viaggio, anzi un libro magnifico.
R. M.
«Sarà necessario innanzitutto udire come questo libro e questo viaggio abbiano avuto inizio e quale sia stato il loro scopo punto era la fine di marzo e io (il pronome viene usato in virtù di accordi speciali con John Gunther) sedeva al bar del Bedford hotel 40 Strada Est. Una commedia che avevo scritto quattro volte mi si era sciolta e dispersa tra le dita. Sedevo su uno sgabello del bar chiedendomi che cosa dovessi fare. In quel momento Robert Capa entrò nel bar con un’area lievemente sconsolata. La partita a poker che giocava da parecchi mesi era finita. Il libro era in macchina ed egli si trovava senz’altro da fare. Willy, il barista, che è sempre pieno di comprensione, propose una Suissesse, un drink che sa preparare meglio di chiunque altro al mondo. Eravamo depressi non tanto dalle notizie quanto dal modo di darle. Perché le notizie non sono più notizie, almeno quella parte di esse che attira di più l’attenzione. Le notizie sono diventate una specie di scienza per iniziati. Un uomo seduto a una scrivania a Washington o a New York legge i cablogrammi e li rielabora secondo la sua forma mentale e il titolo del suo articolo firmato. Quelle che spesso ormai leggiamo come notizie non lo sono assolutamente più. Si tratta al massimo dell’opinione di un sapientone, tra una mezza dozzina da altri, su ciò che quella notizia significa.
Willy ci pose dinnanzi le due Suissesse color verde pallido e Noi cominciamo a discutere su che cosa fosse rimasto da fare al mondo per un uomo onesto e di idee aperte punto sui giornali quotidianamente si leggevano migliaia di parole sulla Russia. E su ciò che Stalin andava pensando, sui piani dello stato maggiore Russo, sulla disposizione delle truppe, sugli esperimenti con le armi atomiche e i missili telecomandati, e tutto ciò veniva scritto da gente che non era mai stata laggiù e le cui fonti non erano affatto a prova di smentita punto e ci accorgemmo che c’erano cose che nessuno scriveva mai sulla Russia cose che ci interessavano più di ogni altra…»

