12 aprile

Cristo si è fermato a Eboli di Carlo Levi

“Più o meno 10 pagine al giorno”

Perché ho scelto l’incipit di Cristo si è fermato a Eboli

Perché forse speravo di leggere insieme a voi un altro libro di Carlo Levi, Le parole sono pietre per esempio. Invece questa è la quarta volta che rileggo Cristo si è fermato a Eboli e ogni  volta mi sconquassa.

Spesso mi chiedo quale parte di me abbia già vissuto in quella terra, fra quella gente. Cosa io davvero sia riuscita a sentire, ascoltare, guardare o spiare. Oppure quando è successo che mi sono intenerita, ho rabbrividito di paura e tremato per la fatica.

Una domenica, quasi  trent’anni anni fa, quando si andava in macchina senza sapere dove andare, percorrendo la strada statale Fondo Valle D’Agri, incontrai un cartello stradale: ALIANO.

Ne avevo sentito parlare ma non abbastanza per metterci insieme due parole che avessero un senso. Ricordai però che il nome Aliano mi risuonava nella testa… Il film proiettato nel cinema Quinto di Matera e io troppo piccola che  mi rigiravo sulle dure, lucide e basculanti sedie di legno. Che noia. Chi è Carlo Levi?

Il tempo sembrava sospeso, fermo, immobile. Arrivata a Aliano mi guardavo intorno circondata da un paesaggio surreale: pinnacoli argillosi, casupole arroccate e il silenzio. 

Carlo Levi dice di Aliano: “… e ogni intorno altra argilla bianca senz’alberi e senz’erba, scavata dalle acque in buche, in coni, piagge di aspetto maligno; come un paesaggio lunare… e da ogni parte non c’erano che precipizi di argilla bianca, su cui le case stavano come librate nell’aria”.

Ero impreparata, sorpresa. Non conoscevo niente e nessuno. Pochissime persone mute mi facevano un cenno con la testa come per salutare. Rispondevo imitandole, ripetendo un rituale che a me pareva necessario, quasi obbligatorio. Sguardo quieto, occhi  negli occhi e poi un lieve cenno della testa.

Nel cielo azzurro sembrava attendermi immobile un falco e sotto c’era il burrone. Ovunque vedevo targhe, mattonelle di terracotta affisse ai muri. La casa della vedova, Il pisciatoio, Lo Zoppo ammazza capre, La Scuola elementare, La Caserma, La fossa del bersagliere.

Il giorno dopo ho comprato il libro e mi sono messa a leggere. Sono tornata tante volte ad Aliano perché lì c’era qualcosa, un pezzo di me che ancora non ho trovato. Cristo si è fermato a Eboli mi pervade come un profumo, come una tristezza fino a perturbarmi. Una sensazione che ho riconosciuto più volte nei personaggi del romanzo, camminando per le stradine, abbracciando con lo sguardo i calanchi, prim’ancora che i calanchi di Aliano divenissero un parco poetico molto famoso e suggestivo da celebrare. Questa magia Carlo Levi l’ha sentita nell’aria, forse mettendo gli occhi negli occhi della sua gente.

Sono state date tante interpretazioni e significati politici o antropologici al romanzo autobiografico di Carlo Levi, resta però una verità inconfutabile: l’autentica vibrazione dei luoghi che ha ispirato l’autore e poeti sensibili, come per esempio Franco Arminio che da qualche tempo ha valorizzato e portato alla ribalta la potenza incantatrice dei Calanchi di Aliano. Penso che tra gli intenti di Carlo Levi ci fosse quello di far emergere il pensiero contadino quale essenza preminente di una cultura misteriosa, superiore e ancestrale.

(Rosanna)

Calanchi di Aliano

«Sono passati molti anni, pieni di guerra, e di quello che si usa chiamare Storia. Spinto qua e là alla ventura, non ho potuto finora mantenere la promessa fatta, lasciandoli, ai miei contadini, di tornare fra loro, e non so davvero se e quando potrò mai mantenerla. Ma, chiuso in una stanza, e in un mondo chiuso, mi è grato riandare con la memoria a quell’altro mondo, serrato dal dolore negli usi, negato alla Storia e allo Stato, eternamente paziente; a quella mia terra senza conforto e dolcezza, dove il contadino vive, nella miseria e nella lontananza, la sua immobile civiltà, su un suolo arido, nella presenza della morte.

– Noi non siamo cristiani, – essi dicono, – Cristo si è fermato a Eboli–. Cristiano vuol dire, nel loro linguaggio, uomo: e la frase proverbiale che ho sentito tante volte ripetere, nelle loro bocche non è forse nulla più che l’espressione di uno sconsolato complesso di inferiorità. Noi non siamo cristiani, non siamo uomini, ma bestie, i freschi, i frusculicchi che vivono la loro libera vita diabolica o angelica, perché noi dobbiamo invece subire il mondo dei cristiani, che sono al di là dell’orizzonte, e sopportarne il peso e il confronto.

Ma la frase ha un senso molto più profondo, che, come sempre, nei modi simbolici, è quello letterale. Cristo si è davvero fermato a Eboli, dove la strada e il treno abbandonano la costa di Salerno e il mare, e si addentrano nelle desolate terre di Lucania. Cristo non è mai arrivato qui, né vi è arrivato il tempo, né l’anima individuale, né la speranza, né il legame tra le cause e gli effetti, la ragione è la Storia. Cristo non è arrivato, come non erano arrivati i romani, che presidiavano le grandi strade e non entravano fra i monti e nelle foreste, né i greci, che fiorivano sul mare di Metaponto e di Sibari: nessuno degli arditi uomini di occidente ha portato quaggiù il suo senso del tempo che si muove né la sua teocrazia statale, né la sua perenne attività che cresce su sé stessa. Nessuno ha toccato questa terra se non come un conquistatore o un nemico o un visitatore incomprensivo. Le stagioni scorrono sulla fatica contadina, oggi come tremila anni prima di Cristo: nessun messaggio umano e divino si è rivolto a questa povertà refrattaria. Parliamo un diverso linguaggio: la nostra lingua è qui incomprensibile. I grandi viaggiatori non sono andati al di là dai confini del proprio mondo; e hanno percorso i sentieri della propria anima e quelli del bene e del male, della moralità e della redenzione. Cristo è sceso nell’inferno sotterraneo del moralismo ebraico per romperne le porte nel tempo e sigillarle nell’eternità. Ma in questa terra oscura senza peccato e senza redenzione, dove il male non è morale, ma è un dolore terrestre, che sta per sempre nelle cose, Cristo non è disceso. Cristo si è fermato a Eboli».

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