“Più o meno 10 pagine al giorno”
Racconti Africani, Doris Lessing

Alba sul Veld “Aveva percorso senza arrestarsi almeno due miglia fra arbusti, e cespugli alti fino al petto, e ora respirava con affanno e non aveva più voce. Si sedette su un masso e contemplò l’acqua scintillante del fiume che intravedeva fra gli alberi contorti e piegati dal vento e all’improvviso si disse: Ho quindici anni! Quindici anni! Quelle parole avevano un suono nuovo per lui, e perciò le ripete più volte sorpreso, e sempre più emozionato; a un tratto gli parve di tenerli in mano, quei suoi quindici anni, e di contarli come se fossero altrettante biglie dure, levigate, lucenti ciascuna a suo modo inimitabilmente stupenda. Ecco cos’era lui: quindici anni di questa terra ferace, e quest’acqua dal lento fluire, e quest’aria dal profumo eccitante sia nell’afa pomeridiana sia nelle albe fresche e ventose.
Non c’era nulla che non potesse fare nulla! E a un tratto ebbe una specie di visione come quando un bimbo ode pronunciare la parola «eternità» e tenta di afferrarne il significato e la sua mente cerca di concepire un tempo senza confini. Vide la propria vita futura come uno spazio luminoso e indeterminato, di cui era l’unico e assoluto proprietario; senti il sangue pulsargli nelle tempie e disse ad alta voce: tutti i grandi uomini sono stati ragazzi come me, e io posso diventare come loro, non c’è nulla che possa impedirmelo; e non c’è Paese al mondo che io non possa considerare mio, se lo desidero. Il mondo è dentro di me. Posso farne ciò che voglio. Se voglio, posso mutare il futuro; dipende solo da me, da ciò che decido in questo momento.
La fermezza e la convinzione con cui aveva pronunciato quelle parole, dettategli da un incontenibile impulso, lo resero a tal punto esultante che cominciò a cantare a voce spiegata, e la sua voce scese via via smorzandosi verso l’alveo del fiume. Tacque e attese l’eco, poi riprese a cantare: tacque di nuovo e cantò di nuovo. Ecco cos’era lui! Se voleva, cantava, e il mondo era costretto a rispondergli.
Per qualche minuto rimase fermo dov’era, gridando e cantando e ascoltando la propria voce che dopo essersi spenta nella valle gli veniva rimandata limpida e forte dall’eco; come se qualcuno, udite le sue parole, gli stesse rispondendo e lo stesso incoraggiando: finché la valle fu invasa da grida attutite che rimbalzavano da una roccia all’altra fino al fiume. Ma ad un tratto gli parve di udire una voce diversa dalla sua. Rimase in ascolto, immobile, con i muscoli tesi, pronto a scattare: non era il canto gioioso di un uccello, né il gorgoglio argentino di una piccola cascata, né il sordo scalpiccìo di una mandria; ed era molto vicino”.

