8 marzo

“Più o meno 10 pagine al giorno”

«Un amore di Swann » Marcel Proust

Caffè Baratti & Milano, Torino


“Un giorno ricevette una lettera anonima, diceva che Odette era stata l’amante di innumerevoli uomini (ne citava qualcuno, fra cui Forcheville, il signor di Bréauté e il pittore), di donne, e che frequentava le case di appuntamenti. Lo torturò il pensiero che fra i suoi amici ci fosse un individuo capace di indirizzargli una lettera simile (perché certi particolari rivelavano in chi l’aveva scritta una conoscenza familiare della vita di Swann).

Cercò di capire chi potesse essere. Ma non aveva mai avuto idea delle azioni occulte degli uomini, quelle che non hanno legame visibile coi loro discorsi.

E quando volle scoprire la regione sconosciuta dove quell’atto ignobile era dovuto nascere, se doveva cioè collocarlo piuttosto sotto il carattere apparente del signor di Charlus, o del signor des Laumes, o del signor d’Orsan, siccome nessuno di loro aveva mai approvato davanti a lui le lettere anonime, anzi, in tutti i loro discorsi era implicito che le disapprovavano, non vide ragione per collegare quella bassezza alla natura dell’uno piuttosto che dell’altro. L’indole del signor di Charlus era un po’ quella d’uno squilibrato, ma fondamentalmente era buona e affettuosa; quella del signor des Laumes era un po’ arida, ma sana e retta. Quanto al signor d’Orsan, Swann non aveva mai incontrato nessuno che, anche nelle circostanze più tristi, gli avesse detto una parola altrettanto sentita, un gesto più discreto e appropriato. Anzi non riusciva a capire la parte poco delicata che la gente attribuiva al signor d’Orsan, nel legame che aveva con una donna ricca, e, sempre, quando pensava a lui, era costretto a lasciare da parte quella cattiva nomea, inconciliabile con tante testimonianze sicure di delicatezza.

“Corte di carta” di Isabelle de Borchgrave

Per un attimo Swann si sentì ottenebrare la mente e pensò ad altro per ritrovare un po’ di luce. Poi ebbe il coraggio di tornare a queste riflessioni. Ma allora, non avendo potuto sospettare di nessuno, dovette sospettare di tutti. In fin dei conti, il signor di Charlus gli voleva bene, aveva buon cuore; ma era un nevropatico, magari domani avrebbe pianto a saperlo malato, e oggi per gelosia, per collera, per qualche idea improvvisa che si era impadronita di lui, aveva desiderato di fargli del male. In fondo questa specie di uomini è la peggiore di tutte. Certo, il principe des Laumes era molto lontano dal voler bene a Swann quanto il signor di Charlus. Ma, appunto per questo non aveva nei suoi riguardi la medesima suscettibilità; e poi, senza dubbio, era un’indole fredda, ma incapace così di bassezze come di azioni magnanime.

Swann si pentiva di non essersi legato, nella vita, solo a gente così. Poi rifletteva che quel che impedisce agli uomini di far del male al prossimo, è la bontà, che, in definitiva, poteva fidarsi solo di temperamenti simili al suo, com’era, dal punto di vista del sentimento, quello del signor di Charlus. Al solo pensiero di dare a Swann un dispiacere del genere, egli si sarebbe ribellato. Ma con un uomo insensibile, di un’altra specie di umanità, come era il principe des Laumes, in che modo prevedere le azioni a cui potevano spingerlo moventi di un’essenza diversa? Aver cuore è tutto, e il signor di Charlus aveva cuore. Neanche al signor d’Orsan mancava, e i suoi rapporti con Swann, cordiali ma poco intimi, nati dal piacere che provavano a discorrere insieme, avendo su tutto le stesse idee, erano più riposanti che non l’affetto esaltato del signor di Charlus, capace di giungere ad atti passionali nel bene e nel male. Se c’era qualcuno da cui Swann si era sempre sentito compreso e amato con delicatezza, era il signor d’Orsan. Già, ma la vita poco rispettabile che conduceva?

Swann rimpiangeva di non averne tenuto conto, di avere spesso dichiarato, scherzando, che non aveva mai provato sentimenti di simpatia e di stima così vivi come in compagnia d’un farabutto. Non per nulla, si diceva adesso, da quando gli uomini giudicano il prossimo, lo fanno in base alle azioni. Non c’è nient’altro che significhi qualche cosa, non certo ciò che diciamo, pensiamo. Charlus e des Laumes possono avere questo o quel difetto, ma sono persone perbene. Orsan magari non ne ha, ma non è una persona perbene; può avere agito male una volta di più. Poi Swann sospettò di Rémi, il quale, è vero, avrebbe potuto solo ispirare la lettera, ma, per un momento, questa gli parve la pista buona. Prima di tutto, Loredan aveva motivi di risentimento verso Odette. E poi come non supporre che i domestici, vivendo in una condizione inferiore alla nostra, aggiungendo al nostro patrimonio e ai nostri difetti ricchezze e vizi immaginari per i quali ci invidiano e ci disprezzano, si troveranno fatalmente condotti ad agire in modo diverso dalle persone del nostro ceto? Sospettò anche di mio nonno. Ogni volta che Swann gli aveva chiesto un favore, non glielo aveva sempre negato? inoltre, con le sue idee borghesi, poteva aver creduto di agire per il bene di Swann. Sospettò di Bergotte, del pittore, dei Verdurin; ancora una volta ammirò, di passaggio, la saggezza della gente della buona società che evita quegli ambienti artistici dove cose del genere sono possibili, magari persino ammesse come tiri burloni; ma poi ricordò certi tratti di rettitudine morale di quei bohemiens, e li paragonò alla vita piena di espedienti, quasi di imbrogli, a cui la mancanza di denaro, il bisogno del lusso e la corruzione dei piaceri, conducono spesso l’aristocrazia. In breve, quella lettera anonima provava che egli conosceva un individuo capace di scelleratezza, ma non c’era ragione di credere che tale scelleratezza fosse nascosta nelle làtèbre del carattere — inesplorate — dell’uomo sensibile piuttosto che dell’uomo freddo, dell’artista piuttosto che del borghese, del gran signore piuttosto che del servo.

Che criterio adottare per giudicare gli uomini?

In fondo, fra le persone che conosceva non ce n’era una che non potesse essere capace di una bassezza. Bisognava smettere di vederli tutti? La mente gli si annebbiò, due o tre volte si passò le mani sulla fronte, asciugò le lenti del pince nez col fazzoletto, e riflettendo che, dopotutto, gente che valeva quanto lui frequentava il signor di Charlus, il principe des Laumes e gli altri, si disse che ciò significava, se non proprio che fossero incapaci di bassezze, almeno che sia una necessità della vita, alla quale tutti si sottomettono, frequentare persone che forse non ne sono incapaci. E continuò a stringere la mano a tutti gli amici di cui aveva sospettato, con la riserva puramente formale che forse avevano cercato di ridurlo alla disperazione. Quanto alla sostanza della lettera, non se ne inquietò, perché neppure una delle accuse formulate contro Odette aveva ombra di verosimiglianza. Swann, come molti, era pigro di mente e mancava d’inventiva.

Disegno di Berthe Morisot

Naturalmente, come verità generale, sapeva che la vita degli esseri umani è piena di contraddizioni; ma, per ciascuno in particolare immaginava che tutta la parte ignota della sua vita fosse identica alla parte che conosceva. Ciò che gli veniva taciuto, l’immaginava con l’aiuto di ciò che gli veniva detto. Nei momenti in cui Odette era insieme a lui, se parlavano di un fatto indelicato o di un sentimento indelicato, commesso o provato da un’altra persona lei li condannava in nome degli stessi princìpi che Swann aveva sempre sentito professare dai propri genitori, e ai quali era rimasto fedele; e poi Odette sistemava i fiori nei vasi, beveva una tazza di tè, si preoccupava dei lavori di Swann. E così Swann estendeva queste abitudini al resto della vita di Odette, ripeteva quei gesti quando voleva raffigurarsi i momenti che lei era lontana da lui. Se gliel’avessero dipinta com’era, o meglio, come per tanto tempo era stata con lui, ma accanto a un altro uomo, avrebbe sofferto, perché quell’immagine gli sarebbe sembrata verosimile. Ma che andasse dalle mezzane che, si abbandonasse a orge con donne, che conducesse l’esistenza dissoluta delle creature abbiette, era una fantasia insensata; e grazie a Dio, i crisantemi evocati, i tè che erano seguiti, le indignazioni virtuose, non lasciavano posto per farle diventare realtà.”

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