Il sonno e la lettura controvento

Più o meno 10 pagine al giorno

“Il dio delle piccole cose” di Arundhati Roy

Ci siamo immersi in una lettura, un viaggio in India alla fine degli anni Sessanta.

Ventuno porzioni di testo per un totale di 357 pagine. Dal 10 dicembre al 10 febbraio. In due mesi e ognuno con il suo sentire abbiamo respirato un mondo fatto di piccole cose ma che racchiudono un significato fortissimo e una verità che coinvolge tutti noi.

La scrittura di Arundhati Roy è limpida, mutevole, descrittiva. Le azioni sono fotogrammi che scivolano davanti ai nostri occhi con una incostante accelerazione per poi rallentare improvvisamente fino a restare immobili. I fatti hanno lo sguardo fisso nel nostro.
Quando leggo cerco sempre una musica di sottofondo, un ritmo a cui dare un nome. Questa volta non sono riuscita a sentire una musica. Forse perchè mi è rimasta dentro.

Dalle Conserve e composte Paradiso che dà il titolo al primo paragrafo rivediamo la casa sulla collina con un giardino incolto e straripante e i ricordi sfocati ma con tantissimi bordi, margini, orli, confini e frontiere…
Le prime pagine disordinano gli eventi futuri per cominciare a srotolare il filo della memoria. Feroce l’uomo delle aranciate e delle limonate che compare già nella seconda pagina del romanzo e che il lettore scoprirà più tardi.
Come nasce la storia di una famiglia? Di cosa è fatto l’amore che travolge e sconvolge le persone?

Una comunità, uomini e idee forti e sventolanti come bandiere agitate. Montagne di detriti, fiumi impetuosi, falene impazzite.

Rileggere il primo capitolo dopo aver letto l’ultimo, permette al lettore di sbucare fuori dal comignolo sul tetto della casa e allargare le braccia inspirando terra e cielo.


Diventa sempre più bello leggere con tante persone lontane, forse pigre ma intenzionate a provarci. Curiose di vedere fino a quando continuerà questo gioco che sembra un soliloquio ma che in realtà  è un piacere corale invisibile e misterioso. Leggere è un godimento solitario ma talmente elettrizzante che le cariche elettriche passano da un corpo all’altro senza volontà o intenzione.


Ogni venerdì quando è sera mi siedo in un angolo e riscrivo una pagina o due del libro in lettura, per me più cariche di significato. Riscrivo parola dopo parola, lettera dopo lettera e penso all’invio del giorno dopo. A quando le condividerò con il titolo di un numero e un mese.

Lentamente rivivo l’atmosfera di una fotografia appesa con la molletta al filo in una giornata di vento e la racconto, e scrivo ricopiando.
Poi mi addormento e forse sogno con quei colori e, nonostante la giornata sia affollata di cose ordinarie o quasi,  il sonno è un’ immersione profonda. A volte breve e interrotta, ma i colori sono quelli della scrittura ricopiata. Un pugno di lettere in fila per dire qualcosa di noi e della storia che stiamo leggendo in coro.
R. M.

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