“Più o meno 10 pagine al giorno”

«Nella luce che filtrava a chiazze attraverso il verde scuro degli alberi, Ammu guardò Velutha sollevare sua figlia senza il minimo sforzo, come se fosse una bambina gonfiabile, fatta d’aria. Mentre lui la lanciava in alto e la faceva ricadere tra le sue braccia, Ammu vide sul viso di Rahel la suprema delizia del bambino che viene fatto volare.
Vide i rilievi della muscolatura dello stomaco di Velutha indurirsi e sollevarsi sotto la pelle come le tavolette di un pezzo di cioccolata. Si stupì di come il suo corpo si fosse trasformato, senza dare nell’occhio, da quello senza muscoli evidenti di un ragazzo in quello di un uomo. Duro e sagomato. Il corpo di un nuotatore-falegname. Lucidato con una speciale cera lucida corpo.
Aveva zigomi alti e un sorriso bianco, subitaneo.
Fu il sorriso a ricordarle Velutha da bambino. Mentre aiutava Vellya Paapen a contare le noci di cocco. Mentre le porgeva i piccoli regali che aveva fabbricato per lei, tenendoli sul palmo della mano ben aperto, in modo che lei potesse prenderli senza toccare lui. Barche, scatolette, piccoli mulini a vento. E la chiamava Ammukutty. Piccola Ammu. Sebbene lei fosse meno piccola di lui. Guardandolo adesso, non poté fare a meno di pensare che l’ uomo che Velutha era diventato presentava una scarsissima somiglianza col ragazzo di una volta. Il sorriso era l’unico bagaglio che si era portato dietro dall’infanzia all’età adulta.
All’improvviso Ammu si ritrovò a sperare che fosse davvero lui che Rahel aveva visto alla marcia. A sperare che fosse stato lui a sollevare rabbiosamente la bandiera e il braccio nodoso.
A sperare che sotto il velo di cauta allegria lui nascondesse una rabbia viva, pulsante contro quel mondo ordinato e compiaciuto di sé che la faceva tanto infuriare.
Sperò che fosse lui.
Fu stupita di constatare fino a che punto sua figlia si trovasse a suo agio con Velutha. Stupita che sua figlia avesse un suo mondo sotterraneo che,a quanto pareva, la escludeva del tutto. Un mondo tattile di sorrisi e risate di cui lei, sua madre, non faceva parte. Ammu si rendeva vagamente conto che i suoi pensieri erano venati di una delicata purpurea sfumatura d’invidia. L’uomo o sua figlia. O semplicemente il loro mondo di mignoli agganciati e subitanei sorrisi.
L’uomo che stava nell’ombra degli alberi della gomma, tenendo in braccio sua figlia, con monete di sole che gli danzavano sul corpo, alzò gli occhi e colse lo sguardo di Ammu. Secoli compressi in un solo attimo evanescente. La storia sbagliò il passo, fu sorpresa con la guardia abbassata. Fu abbandonata come una vecchia pelle di serpente. I suoi segni, le sue cicatrici, le ferite risalenti ad antiche guerre e i giorni del camminare all’indietro, tutto si staccò e cadde. Al suo posto rimase un’ aura, un luccichio palpabile che era facile da vedere come l’acqua in un fiume o un sole lassù nel cielo. Facile da avvertire come il calore in una giornata torrida, come lo strattone dato da un pesce a una lenza tesa. Così ovvio che nessuno lo notò.
In quel breve istante, Velutha alzò gli occhi e vide cose che prima non aveva mai visto. Cose che fino a quel momento erano state fuori portata, occultate fai paraocchi della storia.
Cose semplici. Per esempio vide che la mamma di Rahel era una donna. Vide che quando sorrideva aveva profonde fossette, che indugiavano a lungo anche dopo che il sorriso aveva abbandonato i suoi occhi. Vide che le sue braccia brune erano rotonde e sode, perfette. Che le sue spalle risplendevano ma che i suoi occhi erano da qualche altra parte. Vide che, nel porgerle dei regali, non ci sarebbe stato più bisogno di tenerli sul palmo aperto in modo che lei non lo toccasse. Le barche e le scatole. I piccoli mulini a vento. Vide anche che lui non era necessariamente l’unico ad avere delle cose da regalare. Che anche lei aveva regali da fargli.
Questa consapevolezza gli scivolò dentro con facilità, come la lama affilata di un coltello. Fredda e calda insieme. Ci volle solo un istante.
Ammu vide che lui aveva visto, e distolse lo sguardo. I demoni della storia tornarono a reclamarli. A riavvolgerli nella vecchia pelle sfregiata della storia e a ricacciarli nelle loro vere vite. Dove le leggi dell’amore stabiliscono chi deve essere amato. E come. E quanto.
Ammu risalì nella veranda per rientrare nella Commedia. Tremando.»
Pagg.188-190

