21 dicembre

“Più o meno 10 pagine al giorno”

Arance, mandarini, cachi e ” Il dio delle piccole cose”

“Ammu era incinta di otto mesi, quando scoppiò la guerra con la Cina. Era l’ottobre del 1962. Le mogli e i figli dei piantatori furono evaquati dall’ Assam. Ammu era troppo incinta per viaggiare, restò nella piantagione. In novembre, dopo un viaggio in autobus tra scossoni da fare rizzare i capelli in testa, con voci di occupazione cinese e di imminente sconfitta dell’India, nacquesro Estha e Rahel. Al lume di candela. In un ospedale con le finestre oscurate. Vennero fuori senza tanto trambusto, a diciotto minuti di distanza l’uno dall’ altra. Due bambini piccoli al posto di uno grosso. Due foche gemelle, scivolose per via dei succhi della madre. Grinzose per lo sforzo di nascere.

Ammu controllò che non avessero difetti fisici, e poi chiuse gli occhi e si addormentò. Contò quattro occhi, quattro orecchie, due bocche, due nasi, venti dita delle mani e venti perfette unghie dei piedi.

Non si accorse che c’era in loro un’unica anima siamese. Era felice che fossero nati. Il padre, steso su una dura panca nel corridoio dell’ospedale, era ubriaco.

Quando i gemelli ebbero due anni, il vizio del bere, aggravato dalla vita solitaria nella piantagione di tè, l’aveva ormai condotto a uno stato di stupore alcolico. Passava giorni interi senza alzarsi dal letto e non andava a lavorare. Alla fine il direttore della piantagione, un inglese, il signor Hollick lo convocò nel suo bungalow per un «discorsetto serio».”

Pagg. 51-52

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