14 dicembre

Più o meno dieci pagine al giorno

Natività e curry

“Il dio delle piccole cose”, Arundhati Roy

“Da piccolo Velutha andava sempre con Vellya Paapen all’entrata posteriore della Casa di Ayemenem per consegnare le noci di cocco raccolte nel campo. Papachi non permetteva che i Paravan entrassero in casa. Nessuno lo faceva. Non potevano toccare niente che venisse toccato dai Toccabili. Caste indù e caste cristiane. Mammachi diceva a Estha e Rahel che lei si ricordava di un tempo, quando era ragazza, in cui si pretendeva che i Paravan camminassero all’indietro con uno scopino, spazzando le proprie impronte così che i bramini o i siriano – ortodossi non si contaminassero passando accidentalmente su un’ impronta di Paravan.

Ai tempi di Mammachi, i Paravan, come altri Intoccabili non potevano camminare sulle strade pubbliche, non potevano coprirsi la parte superiore del corpo, non potevano portare l’ombrello. Dovevano mettersi le mani davanti alla bocca quando parlavano, perché il loro fiato non contaminasse coloro cui si rivolgevano.

Quando gli inglesi arrivarono nel Malabar, un certo numero di Paravan, Pelaya e Pulaya (tra cui il nonno di Velutha, Kelan) si convertirono al cristianesimo e si unirono alla chiesa anglicana per sfuggire al flagello dell intoccabilità. Come incentivo supplementare ebbero anche un po’ di cibo e di denaro. Li chiamavano i «cristiani del riso». Non gli ci volle molto per capire che erano caduti dalla padella alla brace. Furono costretti a frequentare chiese separate, con riti separati e preti separati.  Come favore speciale ebbero persino un vescovo paria. Dopo l’Indipendenza scoprirono di non avere diritto a nessuna agevolazione statale, come posti di lavoro riservati o prestiti bancari a tasso ridotto, perché ufficialmente, sulla carta, loro erano cristiani, perciò senza casta. Era un po’ come se fossero costretti a spazzar via le loro impronte con lo scopino. O, peggio, come se proprio non fosse consentito loro di lasciare impronte”.

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