“Più o meno 10 pagine al giorno”

Era lei. «Bellissima statua sommersa»
L’abbiamo capito subito, che si tratta di lei.
Chinarsi su quel corpo diventato sconosciuto e cominciare a ripulire il volto. Guardare la materia finché parla. Ascoltare ogni parola pronunciata dal corpo, dalla sua lontananza irrimediabile. Raccogliere il significato dal corpo abbandonato. A che scopo.
Lucia, voglio rimettere il sorriso morbido e infantile di quand’eri innamorata, al posto dello spasimo del rictus che, nel mattino domenicale, piega le tue labbra in una smorfia di delusione senza rimedio.
Per te affronto il sarcasmo involontario dei suicidi sopra il deserto della vita che si lasciano dietro. Voglio fare fiorire la tua pietra.
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