31 agosto 2024


“Una voce dal profondo” Paolo Rumiz

Più o meno 10 pagine al giorno è un semplice gioco di lettura condivisa. Riportiamo di seguito una pagina scelta tra quelle lette fino a oggi.

“Il giorno della partenza, il mare di Napoli aveva un colore verde bottiglia. Lo salutai con un po’ di magone. Il cielo era indaco purissimo; il vento, leggero come un aliseo.

A nord-ovest vedevo già Capua, e oltre il Volturno, i monti del Matese.

Ero conscio di essere a un bivio. Per seguire il filo della storia – l’autostrada dei terremoti – dovevo dirigermi a nord lungo la dorsale appenninica e abbandonare un percorso altrettanto interessante, quello dei vulcani; una linea che dal Vesuvio puntava su Roccamonfina e continuava verso la caldera del lago di Bolsena e oltre, marciando la Penisola con una sequenza di crateri sul lato del Tirreno.

Monti Vulsini, isole Pontine, Ventotene, Colli Albani, laghi laziali; e poi ancora in Toscana, isole di Capraia, Gorgona e Giglio, Monte Amiata e Isola d’Elba.

Il romanzo flegreo continuava ripetendo, anche se in tono minore, il rombo delle tante delle Eolie. Con fenomeni geotermici e piccoli terremoti, segnava i punti dove il magma premeva ancora sotto la superficie. Chissà che rapporto esisteva, mi chiesi, tra quelle turbolenze terrestri e le popolazioni che nei millenni avevano scelto di viverci sopra. Romani, Etruschi, e compagnia bella.

Molti di quei vulcani in sonno, segnavano la Storia”.

Paolo Rumiz, (Una voce dal profondo) pag.205

Narratori – Feltrinelli

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