“Una voce dal profondo” Paolo Rumiz
Più o meno 10 pagine al giorno è un semplice gioco di lettura condivisa. Riportiamo di seguito una pagina scelta tra quelle lette fino a oggi.

“Mi avevano detto che nella terra di Pitagora, appena nasci, sai già di dover andar via. L’anima dei luoghi si spegne, la loro voce è un canto perduto.
Anche lì abitava una gloriosa pluralità legata all’idea di nazione. La Basilicata era stata greca, sveva, normanna, ebraica, bizantina e longobarda, ma non se ne parlava.
Eppure, quando Pitagora di Samo, passeggiando lì a poca distanza sulle rive dello Jonio, concepiva i suoi teoremi, le mie genti del Nord si dipingevano ancora la faccia di blu. Chi ero io, pensai, di fronte alla storia di quei luoghi?
Scavalcando un crinale dopo l’altro, riflettevo sul fatto che nessun Brunelleschi avrebbe potuto costruire la cupola di Santa Maria del Fiore senza le intuizioni matematiche concepite in quelle terre; e che pochissimi miei connazionali sapevano che la Magna Grecia non era in Grecia ma in Italia.
Tricarico è stato a lungo il capoluogo di quel mondo. Lo capisci da una rete ancora attiva di giardino saraceni, con accanto una moschea e due sinagoghe. E hai ancora un quartiere normanno, due quartieri arabi – la Saracena e la Rabatana -, una rete tuttora efficiente di canalizzazioni e una chiesa che fu greco- bizantina e conserva nelle sue pietre tracce di preghiere ad Allah.
Tricarico aveva quasi ventimila abitanti quando Firenze ne aveva trentacinquemila. Oggi è ridotta a meno di cinquemila. Come spiegare a chi parla di «sostituzione etnica» che quei luoghi hanno cominciato a decadere proprio quando è iniziata, sotto l’influenza spagnola, l’ossessione per la limpieza della razza?”
[… Tutto tornava. Il Sopra e il Sotto si parlavano. Le porte e le finestre dei Sassi erano il varco tra il giorno e la notte. La mirabile perizia tecnica mostrata dai costruttori della Matera rupestre nascondeva un mondo sacrale venuto da oltremare.
I terrazzamenti della città di pietra, adibiti a giardino, erano stati anche santi perimetri quadripartiti, orti conclusi, in persiano pairi daesia (da cui Paradiso); linee di difesa contro il nulla demoniaco del deserto, disegnate da sciamani su uno schema zoroastriano che poi avrebbe influenzato il chiostro e l’interno di moschee come quella grande di Damasco “.
Paolo Rumiz, (Una voce dal profondo) pag.122/127
Narratori – Feltrinelli

