La leggenda del santo bevitore

Da gennaio a luglio 2017 per due giorni a settimana è stato realizzato un laboratorio di lettura incentrato sulla Leggenda del santo bevitore, una storia breve ma piena di  metafore in cui Joseph Roth, con lo sguardo illuso di un reietto santo e peccatore, riflette intorno all’assurda dolcezza della vita, mentre continuamente il protagonista si avvicina e si perde verso l’obiettivo che vuole raggiungere.

Perché a niente gli esseri umani si abituano piú facilmente che ai miracoli, se sono capitati loro una, due, tre volte. Sono fatti cosí gli esseri umani – potevamo aspettarci qualcosa di diverso da Andreas?

Andreas vive a Parigi, sulle sponde della Senna, quasi ogni giorno sotto un ponte diverso. Ha commesso un delitto per amore e ne accetta le conseguenze rassegnato ma non troppo. È un uomo d’onore, o almeno ci prova. Si trascina nell’esistenza prendendola cosí come viene. Perché forse non c’è niente di meglio e niente di peggio che bersi un altro bicchiere di Pernod.

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La leggenda del santo bevitore fu pubblicato per la prima volta nel 1939, pochi mesi dopo la morte di Joseph Roth, esule a Parigi – e può davvero essere considerato il suo testamento, la parabola trasparente e misteriosa che racchiude la cifra del suo autore, oggi riscoperto come uno dei più straordinari narratori del novecento.
Il clochard Andreas Kartak, originario proprio come Roth delle province orientali dell’Impero absburgico, incontra una notte, sotto i ponti della Senna, un enigmatico sconosciuto che gli offre duecento franchi. Il clochard, che ha un senso inscalfibile dell’onore, in un primo momento non vuole accettare, perché sa che non potrà mai rendere quei soldi. Lo sconosciuto gli suggerisce di restituirli, quando potrà, alla «piccola santa Teresa» nella chiesa di Santa Maria di Batignolles. Da quel momento in poi la vita del clochard è tutta un avvicinarsi e un perdersi sulla strada di quella chiesa, per mantenere una impossibile parola.
È come se il clochard volesse ormai una sola cosa nella sua vita – rendere quei soldi –, e al tempo stesso non aspettasse altro che di essere sviato da innumerevoli pernod, da donne che il caso gli fa incontrare, da vecchi amici che riappaiono come comparse fantomatiche. Tutta la straziata dispersione della vita di Roth – e soprattutto dei suoi ultimi anni, quando, proprio a Parigi, trovava una suprema, ultima lucidità nell’alcool – traspare in questa immagine di un uomo ormai tranquillamente estraneo a ogni società, visitato da brandelli di ricordi, generosamente disponibile a tutto ciò che incontra – e in segreto fedele a un unico e apparentemente inutile voto.