Pane e miele in attesa che qualcosa cambi

L’odore del pane appena sfornato. Chi abita vicino a una panetteria sa di cosa parliamo. Un odore primordiale che riporta indietro nel tempo a ricordi legati all’infanzia; esperienza ancestrale e oggi spesso ricostruita e riassemblata nel puzzle degli eventi mondani.

Assume un’ importanza di carattere più culturale che gastronomico o alimentare parlare di pane, scrivere di pane e pubblicare di pane fragrante ricco di crosta e appena sfornato.

Jean-François Millet,
Donna che inforna il pane

Dalle braccia forti degli uomini in campagna a quelle delle donne che senza guanti e mascherina ma con un fazzoletto in testa per raccogliere i capelli, appena curve davanti alla tavola impastavano farina, acqua e lievito. Poi si aggiungeva come una benedizione la forza cocente del fuoco e il fumo del profumo che dalla terra saliva fino al cielo.

Un tempo il pane era l’alimento principe per eccellenza. Occupava il primo posto nella scala delle priorità perché sfamava: toglieva la fame. E gli antichi rituali legati al pane sono noti per la suggestione ritagliata in momenti miracolosi che coinvolgevano la comunità e la famiglia.

Si continua a celebrare in mille modi la magia del pane appena sfornato, croccante, fragrante, dorato e anche se in questi giorni ci viene servito con dei volgari guanti di plastica, anche se quel prezioso gesto forte come un dono si rinnova tra incarti di cellophane, guanti e mascherine, non possiamo nascondere una certa commozione e la gioia di abbracciarlo timorosi finché arriviamo in casa. E allora con le braccia allargate cerchiamo un posto dove appoggiare il fagotto con ancora addosso la sensazione di esserci portati dietro uno sciame infestante di diavoli segmentati invisibili e feroci.

Entomo vuol dire animale in segmenti: insetto. Gli insetti sono animali molto importanti per la sopravvivenza del nostro ecosistema. Sentimentali invitati in elegante livrea partecipano alla dispersione del seme, all’impollinazione, alla propagazione delle piante. A questo proposito è impossibile non associare alla forma del virus una certa similitudine incoraggiata dalla nostra fervente immaginazione, con quella di un misterioso segmento di animale. Il virus sembra invisibilmente intrappolato in uno sciame di minuscoli insetti che ci perseguitano e limitano la nostra libertà.

L’entomofobia, l’aracnofobia e l’apifobia sono conosciute come irrazionali e spesso esagerate reazioni emotive nei confronti degli insetti e dei ragni e delle api. Procurano attacchi di panico generati da uno stato d’ansia che si trasforma in un vero malessere per l’essere umano. La causa viene di frequente ricondotta a una vicenda traumatica vissuta durante l’infanzia: una dolorosa puntura d’insetto oppure la velocità silenziosa con cui gli insetti si muovono, il tocco impalpabile delle zampette sulla pelle dell’uomo.

O semplicemente quando il mondo degli insetti è un perfetto sconosciuto. Per chi è nato in città intorno agli anni sessanta è facile ricordare che l’uso degli insetticidi in casa era abituale quanto quello del vetril che fa rilucere i vetri delle finestre e gli specchi d’arredo. Eppure è sorprendente vedere le mosche, per esempio, camminare aggrappate ai vetri delle finestre senza scivolare. Fermarsi a osservarle da vicino è da considerare un’esperienza poetica. Cos’è la poesia se non l’ineffabile realtà delle cose: lo sguardo che segue un volo, l’olfatto che scova un profumo, la mano che incontra una carezzevole superficie…

Troppo facile scacciare una mosca, provare schifo, repellente disgusto senza prima fermarsi per guardare e conoscere. Sarà forse spaventevole ciò che non si conosce fino in fondo? Allora, dopo settimane di vita trascorsa prevalentemente in casa è possibile maledire o benedire l’opportunità che abbiamo di fermarci a guardare lentamente non solo le mosche schifose. Qualunque altra cosa o persona a noi vicina o animale che distrattamente riempiva le nostre giornate frenetiche.

Inutilmente rimpiangiamo le folle, le persone e gli abbracci, le passeggiate nei centri storici della città con la pelle del viso imbellettata di cipria iridescente o le chiome baluginanti con le nuances variegate come gelati multicolor.

Sì, la moda fa parte della nostra storia, della cultura di un paese che scende dal letto con il piede che imbocca la pantofola trend, e quella ventata di leggerezza che non cercherà facilmente nelle trasparenze incantate delle ali della libellula e neanche si commuoverà dell’elegante ricciolo in volo di un’ape, ma resterà pur sempre uno stivale fiero delle sue bellezze seppure patinate e orlate di apparenze.

L’economia è in ginocchio. La moderna agricoltura inonda i terreni coltivati di diserbanti chimici. Il diserbante uccide anche le piante acquatiche e avvelena i canali, i fiumi, fino alle falde e al mare. Quindi anche gli animali segmentati. Dobbiamo forse imparare dalle api l’operosità che produce la bontà e la dolcezza del miele.

Ape sorpresa in volo
sul fiore di un pruno selvatico nei Sassi di Matera.
Foto di Rosanna Marazia

È un segnale inquietante che le api siano a rischio di estinzione. Le api la cui vita è strettamente legata a quella del nostro pianeta e forse per sdrammatizzare seriamente un faccia a faccia potrebbe spiegare un po’ di cose.

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