Il pane della terra

Pane e acqua è un’alimentazione ai limiti della sopravvivenza. Una volta in carcere si veniva alimentati a pane e acqua, una punizione carceraria. Immaginiamo il buio di una vecchia prigione, i muri umidi e storti e il rumore sordo di una gavetta di lamiera con pochi tozzi di Pane duro spruzzato di acqua.

Oggi il Pane duro viene usato in cucina per preparare piatti prelibati. Basta aggiungere qualche ingrediente: pomodoro, origano, olio, acqua, sale e voilà un piatto gustosissimo e profumato della tradizione contadina.

Eppure il Pane duro è il principe di questa storia, senza il quale, la principessa Acqua, si affannerebbe in oziosi sciabordii e per giunta trasparenti senza riuscire a rendere morbida la crosta dura, il profilo spigoloso, di quel pezzo di giovane Pane duro.

Invece s’incontrano per caso ma anche perché va di moda. La cucina povera rivisitata. Accostamenti agrodolci s’intrecciano creando mirabili e screziati effetti dai colori e sapori stuzzicanti.

Perché il pane avanza?

Perché ricco di carboidrati che se assunti in eccesso si trasformano in grassi che nutrono le cellule adipose responsabili della cellulite… La storia si ripete e le mode anche. Le donne ingrassano, poi digiunano e si allenano in palestra; gli uomini si allenano in palestra non digiunano e poi vanno a correre per sudare e sciogliere qualcosa.

A me piace il pane condito con l’olio, il sale, il pomodoro e l’origano. In estate ci affetto sopra la cipolla rossa e straccio due foglie di basilico per aggiungere odore e colore.

Il pane è essenziale. Appena sfornato è semplicemente irresistibile: fragrante, dorato, soffice.

Mi è venuta in mente Eugenia Grandet di Honoré de Balzac.

Nel 1806 a Saumur una giovane francese viene rinchiusa in casa a pane e acqua da suo padre, il signor Grandet, per aver regalato tutto il suo oro a Carlo, il cugino venuto da Parigi e di cui Eugenia si innamora.

L’avarizia di Grandet è una scorticante patologia da cui non guarirà fino alla fine dei suoi giorni. È inquietante la sua cupidigia e l’ossessivo bisogno di accumulare oro, soldi e proprietà, a qualunque costo. Accecato dall’avarizia, la sua esistenza incolore contrapposta alla luminosità d’animo di Eugenia lascerà impresso nel lettore un ricordo dell’avaro, che svanisce sbiadito e resta come una macchia di muffa sui muri ingialliti della sua casa.

Poi, più tardi la casa respira e della macchia non resta traccia.

Il nome di Eugenia, che nella prima parte del romanzo sembra un’ombra leggera e silenziosa che attraversa il corridoio e le scale cigolanti di una vecchia casa di campagna, improvvisamente dopo la morte di papà Grandet diventa un lievito madre, l’essenza della storia e un riferimento per tutti i personaggi che le ruotano intorno. Vigore e balsamo, determinazione e carità, Eugenia è una donna capace di amare sempre.

Essenziale come il pane, l’amore di Eugenia Honoré de Balzac Eugenia Grandet cambierà forma, colore, sapore ma resterà per sempre un esempio e il pane della terra e dell’umanità.

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